Ernesto Nathan, una nuova Roma agli inizi del Novecento

Ernesto Nathan, italoinglese, mazziniano, ebreo, laico, anticlericale e massone.
Le aveva proprio tutte questo sindaco di Roma ricordato ancor oggi per molte sue opere di valore.

Nato in una famiglia che sostenne Mazzini in Inghilterra ed espressione del volto progressista e liberale della Massoneria del XX secolo (fu per due volte Gran Maestro dell’ordine) è stato il primo sindaco di Roma a non essere legato alla classe dei proprietari terrieri e alla nobiltà romana.

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Giacomo Balla, ritratto di Ernesto Nathan

Durante il suo quinquennio (1907-1913), Nathan riuscì davvero a cambiare il volto di Roma realizzando progetti a lungo termine di cui ancora resta traccia grazie al piano regolatore varato con fermezza nel 1909.
Prima del XX secolo infatti, Roma non si era ancora espansa oltre le mura Aureliane con un progetto organico.

Molte case popolari erano state abbattute per consentire la costruzione del Lungotevere, avviata nel 1875, e di conseguenza  si erano iniziati a costruire nuovi quartieri, al di là del fiume, in zone prima lasciate alla campagna; ad esempio Prati, il cui toponimo è più che eloquente.

Quando Nathan sale al Campidoglio molti sono i cantieri aperti. Pochi quelli conclusi. Vie di collegamento e infrastrutture per raccoradare le nuove zone con il cuore della Capitale sono ancora ben lungi dall’esser completate. La ‘conquista’ di questi lotti da edificare era stata lasciata in mano a figure che a Roma hanno il nome di palazzinari, costruttori abili nella speculazione e ben supportati dalla politica conniventeIl piano regolatore del nuovo sindaco rappresenta quindi una vera rivoluzione se si pensa che il 55% delle aree edificabili era in mano a solo otto proprietari.

Nathan riesce a contrastare persino un altro potere secolare: municipalizza l’acqua sottraendo al Vaticano il controllo degli acquedotti, in particolare quello dell’Acqua Marcia, celebre per la sua qualità.  Istituisce l’attuale ACEA (originariamente AEM, Azienda Elettrica Municipale) e in continuità con la stessa politica municipalizza anche i trasporti creando l’ATAC (AATM, Azienda Autonoma Tramviara Municipale) con il sostegno dell’Assessore al Tecnologico Giovanni Montemartini a cui viene dedicata la Centrale inaugurata un anno prima della sua morte (1913) nel quartiere Ostiense, altro luogo simbolo del suo piano rinnovatore.

Grazie all’Istituto Case Popolari Nathan può gestire un serio e razionale sviluppo edilizio.
Già dal 1907 si dedica alla zona abitativa di San Saba che collega organicamente con il Quartiere Ostiense destinato fin dal piano regolatore del 1873 a zona industriale.
Qui oltre la Centrale Elettrica Termica, fa sorgere l’Officina Elettrica Municipale e i Mercati Generali che ancora nel 1925 saranno celebrati dalla guida del Touring Club come massima espressione di un città moderna e in forte sviluppo.

Proprio durante l’amministrazione Nathan Roma deve farsi trovare pronta per ospitare un evento a cui si vuole dare risonanza mondiale: i primi cinquant’anni dell’Unità d’Italia: 1861-1911.
Le Esposizioni Universali e le grandi fiere sono lo strumento con cui le città più importanti rivelano la loro capacità di proiettarsi verso il futuro: Roma e l’Italia vogliono dimostrare di non essere da meno e decidono di ospitare l’Esposizione Etnografica e Regionale.

Nathan riesce a farsi interprete di questa prospettiva progressista e internazionale senza cedere ai poteri forti consolidatisi fin dai tempi del papato.
In vista dell’Esposizione si realizza un grande e moderno quartiere tra il Tevere e la Villa di Giulio III. Sulla riva destra sono edificati otto padiglioni che poi costituiranno il nucleo del quartiere della Vittoria (ora “delle Vittorie”) mentre la parte opposta viene destinata alle sedi espositive più prestigiose come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Nathan dimostra quindi di conciliare in maniera organica la realizzazione di infrastrutture popolari e di zone di rappresentanza.

Il piano regolatore del 1909 stabilisce le tipologie di edifici da realizzare e le aree in cui collocarli: i fabbricati per luoghi ad altà densità abitativa come San Giovanni o Flaminio, i villini per aree come l’Aventino e Posrta San Sebastiano e i giardini da porre ad esempio tra San Pietro e le Mura Gianicolensi o tra Salaria e Flaminia.

A emblema di questa diversificazione ben ragionata si può prendere il quartiere di San Lorenzo. Maria Montessori lo descrive come luogo di operai, disoccupati, ex carcerati e prostitute. L’istituto Romano di Beni Stabili insieme alla Banca d’Italia acquista diversi edifici per riqualificarli.

Il piano è tutt’altro che improvvisato. Si persegue un’analisi dei bisogni e così all’interno degli edifici vengono offerti servizi come l’infermeria e la sala lettura.

Alle parole seguono i fatti. Nel 1907 in uno di questi stabili, in via dei Marsi 31, Maria Montessori viene chiamata a realizzare la ‘Prima Casa dei Bambini‘.

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Casa dei Bambini di Maria Montessori, via dei Marsi 31

Doveva essere un semplice luogo in cui tenere a bada i figli dei genitori lavoratori affinchè non danneggiassero le proprietà. Diventa un luogo pedagogico all’avanguardia a cui ne seguono altri: sono il perno della riqualificazione. Nei palazzi con le case dei bimbi, i genitori devono impegnarsi al buon mantenimento degli ambienti, a mandare a scuola i bambini e a partecipare a colloqui settimanali con la direttrice.

Ernesto Nathan sosterrà fortemente l’opera di Maria Montessori e gli investimenti nell’educazione: grazie a lui sorgono 150 asili d’Infanzia e scuole statali dotati di refezione, laboratori, palestre, servizio sanitario e biblioteche.

Il volto di Roma, in alcuni dei suoi tratti più belli,  è stato dunque scolpito anche da questo sindaco che amministrò  per solo cinque anni una città millenaria.

Non è un caso se la mostra che ripercorre l’evoluzione della Capitale parta proprio da lui: “ROMA CITTÀ MODERNA, da Nathan al Sessantotto”.

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