Folclore Romano, Il Papa Ebreo

Risultati immagini per vatican chess

Roma è ricca di folclore e aneddoti e questa è una leggenda del ghetto ebraico, un luogo carico di arte e storia che bisogna assolutamente scoprire se si viene a visitare la città eterna. Il ghetto è celebre anche per alcune osterie amatissime dai romani come quella di Giggetto al Portico d’Ottavia in cui si possono sperimentare piatti tipici della cucina tradizionale giudaico-romana, su tutti gli eccezionali ‘carciofi alla giudia’.
La tradizione ebraica è fortemente radicata a Roma e tra le numerose sue leggende una molto originale è quella di Yeshuà, il Papa ebreo. Ne esistono varie versione; una si trova ad esempio ne Il ghetto di Roma di E.Natali.
Questa leggenda risulta particolare per i temi sollevati e per il finale,come approfondiamo al termine dell’articolo.

Ghetto ebraico di Roma
Portico d’Ottavia, il ghetto di Roma

In un paesino della Germania nacque Yeshuà. Appena nato già stava in piedi e prima di compiere cinque anni già sapeva leggere, scrivere e giocare a scacchi. Samuel, suo padre, gli insegnò la mossa segreta che aveva creato: grazie a essa riusciva a sbaragliare cavallo e torre mettendo il re sotto scacco matto con una semplice pedina. L’aveva battezzata la mossa Samuel.
Presto, e senza sforzo, Yeshuà divenne un maestro degli scacchi e crescendo imparò a fondo i testi sacri. Nonostante fosse divenuto un grande sapiente, ormai adulto, smise di destare l’interesse della comunità.

Così, una notte, mentre era intento negli studi, Yeshuà ricevette la visita di un demone che gli disse: «Questa gente non valorizza il tuo sapere; tra i cristiani potresti diventare cardinale e anche Papa! Intere folle di fedeli ti venererebbero».

Il giovane uomo cedette a quelle lusinghe e scappò di casa. Si convertì al cristianesimo e si fece prete ricoprendo in brevissimo tempo la carica di Cardinale.
Siccome la curia era divisa da lotte interne si decise di far salire sul soglio pontificio proprio quel Cardinale ebreo; eruditissimo in teologia ma completamente all’oscuro dei giochi di potere tra le famiglie nobili della Città Sacra.

download
Dante conversa con Nicolò III, Inferno XIX

Ben presto Yeshuà fu preso dalla noia e dalla malinconia perché alla corte papale non aveva nessuno con cui affrontare i più delicati temi di teologia essendo tutti preoccupati solamente di consolidare il potere e tramare contro i nemici.

Gli mancavano soprattutto le avvincenti partite a scacchi che faceva da ragazzo.
Il Camerlengo, vedendolo tanto afflitto, lo convinse a indire un torneo di scacchi. La proposta venne accolta con entusiasmo dal Pontefice.
Gli avversari che si presentarono erano però troppo deboli rispetto a lui e le partite terminavano dopo poche mosse lasciandolo più depresso di prima.

Quando il Papa aveva ormai scelto di chiudere il torneo, si presentò un vecchio. Yeshuà non aveva più voglia di giocare ma per non mancare di rispetto all’uomo, giunto da lontano nonostante gli acciacchi dell’età, gli concesse la partita, convinto di poterla chiudere in pochi secondi.

Fin dalle prime mosse, si accorse invece che quel giocatore gli avrebbe dato filo da torcere: decise allora di usare la mossa Samuel e togliersi così da ogni imbarazzo. Come ebbe fatto la prima operazione prevista dalla mossa per mettere fuori gioco il cavallo, vide però il vecchio ricorrere a una poderosa contromossa. Yeshuà rimase paralizzato: una simile visione di gioco la poteva avere solamente chi avesse conosciuto la mossa Samuel. Il Papa, per la prima volta, alzò lo sguardo dalla scacchiera e fissò il volto rugoso del vecchio.
Fu solo allora che comprese; si dichiarò sconfitto e congedò tutti i presenti.

Rimasto con il vecchio, si gettò al suo collo piangendo: «Padre, perdonami, vengo via con te».
Il padre, soffodando le lacrime gli disse «No figlio mio, resta! Gli abiti e le parole non hanno valore; sono solo vanità, scorie, qelipot*. La voce di Dio parla alla tua anima al di fuori del frastuono delle parole e delle preghiere stesse».

Così il Vecchio, che dalla notte in cui era scappato aveva sempre cercato il figlio, lasciò la corte del Papa tornando da solo a casa.

Diversi i temi che emergono visti dal punto di vista della comunità ebraica in questa storiella apparentemente semplice.
Il più evidente è il rapporto tra sacro e profano all’interno della curia cattolica e la figura del Papa. Le trame di potere e la conflittualità tra le famiglie nobili portano i Cardinali a scegliere un Papa innocuo perché al di fuori di questi meccanismi, poco importa se di origine ebraica.
Altri piani di lettura che rendono interessante la leggenda riguardano la semplicità con cui  un ebreo erudito viene accolto dalla comunità cristiana. In realtà questo particolare è spia di come effettivamente il rapporto tra Cristiani ed Ebrei a Roma abbia vissuto diverse fasi di maggiore o minore sincretismo.

Papa_Alessandro_II

Un altro aspetto interessante di questa leggenda riguarda il ruolo centrale che assumono gli scacchi, un gioco verso cui la Chiesa ebbe un rapporto particolare come riporta ad esempio questo estratto da un articolo dell’Avvenire:

Una delle prime testimonianze sul gioco degli scacchi in Italia è costituita da una lettera che san Pier Damiani, l’anacoreta che Dante incontrerà in Paradiso, allora cardinale di Ostia, scrisse nel 1061 a papa Alessandro II, scagliandosi violentemente contro il gioco, del quale chiese e ottenne la messa al bando. Pier Damiani informava il papa di aver punito un vescovo fiorentino che a causa degli scacchi aveva trascurato i doveri religiosi. All’epoca gli scacchi erano molto diffusi tra il clero (e i nobili); testimonianze certe dicono che grande appassionato fu Gregorio VI (papa dal 1045 al 1047). Nel 1128 san Bernardo di Chiaravalle, emanando le regole per l’ordine dei Templari, metteva gli scacchi al bando.

Il rapporto tra padre e figlio è infine un altro aspetto degno di riflessione. La figura paterna non è mai ammonitrice eppure la scelta finale può essere interpretata in vario modo. L’apparente comprensione potrebbe essere letta anche come un rifiuto celato che Samuel compie nei confronti del figlio, vittima della vanità. Questa dinamica si potrebbe anche leggere come un’allegoria del rapporto tra religione ebraica e cristiana. La seconda è ‘figlia’ della prima; vorrebbe purificarsi degli apparati che si è costruita intorno per vanità ma non può più farlo tornando alle sue origini. Non a caso Yeshuà non può ricorrere in modo efficace alla mossa con cui l’umile pedina mette in scacco il Re. Sotto la sua buccia (qelipot) gli si riconosce però, se si prendono per sincere le parole di Samuel, qualcosa di autentico e buono.

* Qelipot/Qliphoth/Qlippoth/ o Kelipot (fonte: wikipedia): (in ebraicoקליפות?, in differenti grafie secondo le differenti tradizioni cabalistiche),letteralmente col significato di “bucce”, “gusci” o “involucri” (dal singolare: קליפהQliphah/Kelipah “tegumento/scorza”),sono le rappresentazioni del male o delle forze spirituali impure del misticismo ebraico.Il reame del male viene anche definito col termine aramaico Sitra Achra (סטרא אחרא, “Altra Parte”, l’opposto della santità) nei testi della Cabala.

Ti è piaciuto questo post? Lasciaci un commento! Condividilo su facebook o seguici sulla nostra pagina RomaVerso per rimanere aggiornato sui nostri tour  🙂

 

 

 

Un pensiero riguardo “Folclore Romano, Il Papa Ebreo

Lascia un commento