Nemi, perla dei Castelli tra fragole e miti

Nemi, un fuoriporta di natura, gusto e suggestioni

Nemi sorge al centro dei Colli Albani, i cosiddetti Castelli Romani, a circa quaranta minuti da Roma. La posizione rialzata e la vicinanza al lago omonimo di origine vulcanica permettono di godere di un clima fresco anche in estate che insieme agli incantevoli paesaggi la trasforma in una meta ideale per una gita fuoriporta rilassante.
L’ideale è andare a Nemi d’estate per gustare le celebri fragoline, servite nei bei localini con vista lago. A giugno si celebra la sagra di questa delizia locale! Le crostatine alle fragole, unite a un fresco drink, rimangono impresse nella memoria dei visitatori al pari dei suggestivi boschi e delle bellezze archeologiche di questa perla dei Castelli.

nemi fragoline
Crostatina con fragoline di Nemi

Mito e storia sono infatti l’altro valore inestimabile di cui Nemi può fregiarsi. Nei suoi rigogliosi boschi, intorno al lago, sorgeva infatti il tempio di Diana, eretto intorno al 1500 a.C. e venerato dai popoli Latini: divenne un luogo di culto imponente.

Il lago di Nemi e il fitto bosco erano tutt’altro che luoghi rassicuranti nel lontano passato; il rapporto di timore e fascino verso la natura ferina e amena al tempo stesso si incarnava proprio nella figura della dea della caccia, nelle ninfe e nelle maledizioni dei boschi.

I riti connessi al culto della di Diana presso Nemi, affascinarono anche il mondo moderno: in Apocalipse Now (1979), Coppola riadatta Cuore di Tenebra (1899) di Joseph Conrad evidenziando i legami di questo romanzo ambientato nell’Africa Nera con le interpretazioni antropologiche del Ramo d’Oro (1890) di John Frazer relative al rituale del rex nemorensis e al viaggio negli inferi di Enea.

Anche Freud si rifece alle teorie di Frazer in Totem e Tabù a dimostrazione di una stretta rete di influenze che in qualche modo ruota intorno ai boschi di Nemi.

Il rito del rex nemorensis si lega proprio al culto di Diana. Nel bosco del lago di Nemi sorgeva un albero sacro di cui era proibito spezzare i rami. Solo uno schiavo fuggito avrebbe potuto farlo. Compiuto quest’atto però, si sarebbe dovuto battere con il sacerdote di Diana. Se fosse uscito vincitore dallo scontro sarebbe diventato il nuovo re; altrimenti sarebbe morto. Il rito arcaico e selvaggio fu mantenuto nell’antica Roma fino in età imperiale a dimostrazione di come retaggi lontani pervadono anche civiltà ormai evolute.

giardino a Nemi, panorama lago di Nemi
Lago di Nemi

La mitologia dei boschi nemorensi tocca anche note più soavi e romantiche, come nel caso della ninfa Egeria che viveva sulle sponde del lago.

Secondo la tradizione leggendaria, citata anche da Tito Livio, da lei si recava il re Numa Pompilio per richiedere vaticini, consigli e profezie. Il re e la ninfa erano legati da un amore così profondo che alla morte di Numa Pompilio, la giovane non riusciva a smettere di piangere.

Per questo fu tramutata in fonte da Diana. I resti del ninfeo di Egeria, da non confondersi con quello romano della Caffarella, sorge infatti non lontano dal borgo storico di Nemi; vi si accede dalla Pentima del Piccione, vicino Palazzo Ruspoli, percorrendo un sentiero detto dell’eremo di San Michele. Il cruento combattimento rituale per il sacerdozio e il gesto di compassione, rivelano i due volti della natura: pericolosa in alcuni casi, amorevole in altri.

Altro patrimonio archeologico custodito per millenni dal lago di Nemi sono le due navi rituali attribuite a Caligola. Narrazioni sulle mitiche navi affondate nel lago esistevano già in epoche remote alimentate dai pescatori che trovavano numerose monete.

Leon Battista Alberti, nel 1446, fu incaricato del primo tentativo di recupero ma fallì. Nonostante i molti altri tentativi, le due navi furono recuperate solo con il drenaggio del lago, avvenuto tra il 1928 e il 1932 in occasione della spedizione archeologica di Stato guidata dal senatore e archeologo Corrado Ricci.
Putroppo, nel 1944 le due navi rituali furono bruciate e ora il Museo delle navi di Nemi che le ospitava mostra delle riproduzioni in scala 1:5.

Navi di Nemi
Navi di Nemi Originali
Navi di Nemi, Museo delle Navi
Riproduzioni del Museo delle Navi Romane di Nemi

Per restare in tema archeologico, sulla sponda del lago di Nemi oppasta al tempio, sorge un altro sito importante: la villa attribuita a Cesare, stando a Svetonio, fu da lui rifiutata perché non all’altezza delle sua aspettative.

Tra gli edifici medievali del borgo storico si staglia invece Palazzo Ruspoli che porta il nome dell’ultima famiglia nobile che ne ebbe il possesso, dopo i Colonna, i Cenci, i Frangipane, e prima ancora i Monaci delle tre fontane. Il palazzo, caratterizzato dalla torre cilindrica, venne ristrutturato dal Valadier. Oggi non è ancora visitabile sebbene sia in ristrutturazione ad opera di una società privata che lo ha acquistato. Ospita al suo interno decorazioni a tempera di Liborio Coccetti (XVIII sec.).

Palazzo Ruspoli, Nemi

La chiesa di San Nicola e la chiesa del Santo Crocefisso sono altri luoghi d’arte e storia visitabili da chi viene a Nemi.
La chiesa di San Nicola si trova vicino al santuario di Egeria. Si tratta di ruderi che risalgono al 313 d.C. l’anno dell’editto di Costantino che rendeva legale il culto cristiano.

La Chiesa del Crocefisso (Santuario del Santissimo Crocefisso) deve il suo nome al Crocifisso ligneo di Vincenzo Pietrosanti da Bassiano, scolpito nel 1669. Secondo la leggenda popolare, il volto incompleto venne trovato nella Chiesa già ultimato al risveglio del frate che si credeva indegno di realizzarlo. Il dorso del Crocifisso è scavato ed ospita delle reliquie.
La Chiesa del Crocefisso aveva anche il nome di Chiesa di Santa Maria di Versacarro con riferimento all’icona della Madonna.  L’opera del 1675, era un trittico ma le parti laterali, coi santi Pietro e Paolo, furono rubate nel 1975. Resta solo la Pala della Madonna con Bambino,  trafugata nel 2002 ma ritrovata a Messina nel 2006.

 

Il nome versacarro,  secondo una tradizione popolare si deve al carro dei ladri che tentarono di impadronirsene; mentre fuggivano su un carro, questo si rigirò miracolosamente per ritornare in paese. La tradizione più accreditata spiega il termine versacarro con l’affermarsi del culto mariano che riuscì a scalzare il culto di Diana, sopravvissuto attraverso il medioevo con rituali orgiastici e pagani.

Visitare Nemi  perette di sentire la natura, la Storia e l’archeologia come realtà indissolubilmente connessi. Un’esperienza fantastica a due passi da Roma.

Se ami i fuoriporta ti consigliamo anche il nostro articolo sul borgo di Formello e sul parco di Veio.

 

Ti è piaciuto questo post? Lasciaci un commento! Condividilo su facebook o seguici sulla nostra pagina RomaVerso per rimanere aggiornato sui nostri tour!

Please follow and like us:

Lascia un commento