Siena e la leggenda della lupa romana

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Se avete avuto modo di passeggiare nella splendida Siena, vi sarà sicuramente capitato di notare, disseminate per la città, delle sculture con Lupa e gemelli al suo seguito, vero?

Sì, ci riferiamo proprio alla nostra lupa romana, nell’atto di allattare Romolo e Remo: da sempre e indiscutibilmente i tre sono considerati simboli della città di Roma, legati al mito della sua fondazione.

Perché troviamo la Lupa romana a Siena?

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Sono tutt’altro che nascoste le Lupe romane a Siena: le troviamo soprattutto in cima a delle colonne nelle piazze principali, da Piazza del Campo a Piazza Tolomei; di fronte al Duomo, al cui interno, nello splendido pavimento è visibile una tarsia marmorea proprio con la lupa.

Poi, Piazza Posterlia, alle spalle del Palazzo del Comune, nelle sculture di Fonte Gaia e in quella di Iacopo della Quercia, oggi al Museo del Duomo. E’ un’immagine particolarmente diffusa.
Del resto esiste anche una Contrada “della Lupa”. La presenza così forte del simbolo romano della lupa a Siena è dovuta, anche in questo caso, ad una leggenda, legata all’origine romana della città.

Come saprete la leggenda della fondazione di Roma narra che Romolo e Remo vennero abbandonati sulle sponde del Tevere e, sopravvissuti grazie all’intervento della Lupa, vennero trovati da un pastore che li allevò come figli.

In seguito, Romolo uccise il fratello Remo e, in seguito al fratricidio, temendo di subire le stesse sorti del padre, i figli di Remo, Senio e Aschio fuggirono dallo zio. La leggenda racconta che in soccorso dei due giovani, giunsero gli dei: Apollo e Diana donarono loro due cavalli, uno bianco e uno nero per facilitare la loro fuga.

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La loro corsa terminò in Etruria dove Senio fondò la città dal nome latino Sena e Aschio quella di Asciano.

Nell’abbandonare l’Urbe, i due avevano portato con loro la scultura della lupa capitolina, sottratta dal tempio di Apollo, quella lupa che aveva allattato proprio il padre e lo zio.

Giunti nei pressi del fiume Tressa, formarono un piccolo nucleo abitato, unendosi ai pastori del luogo. Per difendersi dalle tribù vicine, costruirono un castello sulla cima di un colle, Castel Senio, che dunque rappresenta il più antico nucleo della futura città di Siena (Castelvecchio è la parte più antica ed elevata della città).

Continuano i tentativi di uccidere i due fratelli da parte di Romolo, a cui seguirono combattimenti che però videro la resa dei delegati romani.

In omaggio alle due divinità che aiutarono i fratelli nella fuga, vennero eseguiti due sacrifici: un fumo nero si alzò dall’altare dedicato ad Apollo; uno bianco, invece, da quello di Diana. Da qui, oltre che dai colori dei due cavalli divini, proviene il colore della Balzana senese, lo scudo emblema di Siena, mezzo bianco e mezzo nero.

Una caratteristica che solitamente permette di distinguere le lupe nelle due città, è la posizione della testa: perpendicolare al corpo in quella senese, è girata verso i gemelli nella lupa capitolina. Inoltre a un’osservazione ravvicinata dei due fratelli, solo Ascanio sembrerebbe ricevere il latte dalla Lupa, mentre Senio, lo allontana; probabilmente è un gesto simbolico nei confronti della città da cui sono fuggiti e un valore in relazione al torto subito dal padre.

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