Il bombardamento di San Lorenzo

“Cadevano le bombe come neve, il diaciannove luglio a San Lorenzo.
Sconquassato il Verano, dopo il bombardamento. Tornano a galla i morti
e sono più di cento”

Roma, Lunedì 19 Luglio 1943.

Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, in una fase complicata per l’Italia, alleata della Germania di Hitler. Intorno al 10 Luglio le truppe anglo-americane avevano iniziato l’occupazione della Sicilia (dopo aver preso il controllo delle isole di Lampedusa e Pantelleria), aprendo un nuovo fronte proprio nella penisola, la cui integrità territoriale veniva per la prima volta minacciata.

Nove giorni più tardi, il 19, Mussolini incontrò per un colloquio il Führer a Feltre. Si dovevano chiarire gli aspetti strategici relativi alla continuazione della guerra dopo lo sbarco anglo-americano nel meridione. Il Duce sentiva odore di sfiducia all’interno del suo partito e rimase zitto per tutto l’incontro. Non riuscì a comunicare ad Hitler l’impossibilità, da parte dell’Italia, di continuare la guerra.

Il colpo finale venne dalle notizie che giungevano dalla capitale: alle 11.03 era partito su Roma un attacco diviso in sei ondate da parte di 632 bombardieri statunitensi scortati da 268 caccia. La contraerea italiana rispose con soli 38 aerei.

Una tragica coincidenza se si pensa che le fonti antiche fanno risalire il grande incendio di Nerone proprio alla notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 d.C. “Roma Colpita! Roma brucia!”: così intitolarono le prime pagine del New York Times e dei giornali americani.

Gli obiettivi erano lo scalo merci di San Lorenzo, insieme agli altri scali ferroviari dello snodo sud-orientale di Roma, e l’aeroporto di Ciampino. Proprio il quartiere di San Lorenzo venne duramente colpito da circa 4.000 bombe sganciate nell’incursione (dal peso di circa 1.060 tonnellate), causando numerosi danni alla Basilica, al cimitero del Verano e all’Università La Sapienza, uccidendo circa 3 mila persone e ferendone circa 11 mila. 10 mila abitazioni rimasero distrutte o inagibili in seguito al raid, lasciando circa 40 mila persone senza tetto.

Poco dopo il bombardamento Pio XII, insieme al sostituto Segretario di Stato, Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, raggiunse la Basilica di San Lorenzo fuori le mura. Il Papa benedì le vittime del bombardamento e distribuì del denaro ai superstiti (per approfondire questo episodio e la creazione della statua del papa posta nel Piazzale del Verano vi rimandiamo a un nostro precedente articolo). Poche ore prima, il re Vittorio Emanuele III era stato contestato visitando lo stesso quartiere.

Non si trattò dell’unica incursione aerea su Roma della Seconda Guerra Mondiale: ne seguirono infatti 51 fino alla Liberazione della Capitale, avvenuta il 4 Giugno del 1944.

 

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