La Casina delle Civette e Le lucciole di Cambellotti

La Casina della Civette a Villa Torlonia

La Casina delle Civette sorge nel parco di Villa Torlonia.
Voluta nel 1840 da Alessandro Torlonia e realizzata da Giuseppe Jappelli rappresenta un esempio di creatività eccentrica e raffinata.
Fu però Giovanni Torlonia Junior che la modificò secondo il suo personale gusto, al passo coi tempi, dandole l’aspetto che conosciamo.

Da Casina svizzera a Casina delle Civette

Il primo nome dato a questo luogo era infatti quello di Capanna Svizzera perché in origine aveva l’aspetto di un ambiente molto rustico.
Fu Giovanni Torlonia Junior, invece, a volerlo trasformare in Villaggio Mediovale finendo poi col decorarlo secondo lo stile liberty.
È proprio in questa fase che vengono chiamati artisti come Duilio Cambellotti e Cesare Picchiarini. Infatti, nel 1916 Cambellotti crea le prime due vetrate che hanno come soggetto le civette e che renderanno questo luogo famoso come Casina delle Civette.

Dopo un lungo periodo di degrado, verso la fine degli anni Novanta, la Casina è stata restituita all’attuale splendore e oggi ospita un museo davvero unico nel suo genere.
Le vetrate danneggiate negli anni dai vandali sono state restaurate dalla Studio Giuliani, che le realizzò negli anni Venti con il vetratista Picchiarini usando i vetri e i bozzetti originali che possiede.

Le Lucciole di Cambellotti, la vetrata scomparsa

In occasione della Seconda Mostra della Vetrata artistica del 1921, Duilio Cambellotti presentava una suggestiva vetrata da lui ideata e fatta realizzare da Cesare Picchiarini.
Fu questo l’ultimo momento di cui si seppe qualcosa della pregevole opera su vetro chiamata Lucciole.

Disegno della vetrata Lucciole

Solo nel 2006, una visitatrice del Museo della Casina delle Civette, vedendo il bozzetto delle Lucciole, ha riconosciuto la vetrata che ammirava rapita da bambina.
L’opera di Cambellotti  decorava infatti lo spazio, destinato ai bambini, di un ufficio in via Volturno. Proprio nelle lunghe attese in quella sala, la donna, osservava i giochi di luce creati dal sole su  quella finestra artistica così particolare.
Quelle stesse figure, di cui non conosceva l’autore, le erano rimaste quindi molto impresse così, una volta di fronte ai bozzetti esposti al museo erano riaffiorate dalla sua memoria immediatamente.

L’arazzo delle Lucciole

 La donna del ritrovamento non è l’unica a essere affascinata dalle Lucciole. Infatti, anche la pittrice Laura Marcucci, nuora di Duilio Cambellotti, ne era molto attratta al punto che negli anni Novanta ha deciso di riprodurre lo stesso soggetto in un arazzo creato con cotone, seta e lunex.

Lo studio in cui si trova la vetrata originale

Siccome non conosceva il luogo in cui si trovava la vetrata delle Lucciole, ha però usato solo i bozzetti del genero tra cui uno studio preparatorio a matita e china, ovviamente privo di colori.

L’arazzo ispirato a Lucciole

L’aspetto più sorprendente risiede proprio nel fatto che lei non aveva mai visto la vetrata finita e non poteva apprezzarne l’effetto cromatico originale.
Eppure, il fortuito ritrovamento della vetrata di Duilio ha confermato quanto l’arazzo raggiunga un effetto pittorico molto simile a quello originale.
Un’affinità elettiva  che lega la pittrice a Duilio Cambellotti e a tutti coloro che nel guardare quelle eteree figure si sentono rapiti verso mondi fantastici.

Gallery

Vi proponiamo una gallery di alcune vetrate che potrete ammirare in questo luogo meraviglioso.

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