Maria Montessori e la Casa dei Bambini

Un esperimento coraggioso a San Lorenzo

In tutto il mondo troviamo ormai scuole che seguono il metodo didattico e pedagogico di Maria Montessori. Tutto è partito però da una palazzina popolare di San Lorenzo, in via dei Marsi 58.
È il 6 gennaio 1907 quando Maria Montessori inaugura in questo indirizzo la prima casa dei bambini.
Era stata incaricata dall’Istituto Romano dei Beni, l’ente diretto dall’Ingegner Talamo che stava riqualificando il quartiere di San Lorenzo realizzando stabili popolari secondo criteri igienici e costruttivi  inediti.
Come racconta la stessa Montessori nel Metodo:

“la genialissima idea del Talamo era di raccogliere i piccoli figli degli inquilini del casamento, compresi tra 3 e 7 anni, e di riunirli in una sala sotto la direzione di una maestra che coabitasse nel casamento stesso”

Quando Maria Montessori inaugura la prima casa dei bambini, aveva già una lunga esperienza accademica e di ricerca.
La sua prima formazione non riguardava però direttamente la pedagogia infatti, nel 1896 era stata la terza donna a laurearsi in medicina specializzandosi in neuropsichiatria. I suoi studi avevano spaziato quindi dalla batteriologia alla pediatria, dalla patologia generale alla psichiatria.

La nascita di questa prima Casa dei Bambini orienterà verso la pedagogia il futuro della giovane e intraprendente luminare da sempre vicina alle problematiche sociali.

San Lorenzo rinasce con Nathan

San Lorenzo era un quartiere popolare cresciuto notevolmente con la speculazione edilizia di fine ‘800.
La crisi del settore aveva portato successivamente a un incremento dei disoccupati e a un degrado di molti edifici in abbandono.
La svolta, non solo per questo quartiere, si era avuta però con l’elezione del sindaco Ernesto Nathan (di cui parliamo in questo articolo: Ernesto Nathan, una nuova Roma agli inizi del Novecento).

L’amministrazione Nathan puntava infatti all’industrializzazione della Capitale per renderla moderna e produttiva. Oltre al quartiere Ostiense, anche San Lorenzo giovò di questa politica: qui arrivarono infatti industrie leggere come la birreria Wurher.
La riqualificazione di San Lorenzo e altri quartieri passava però anche da una politica edilizia virtuosa.

Documenti per la creazione della prima casa dei bambini

La Casa dei Bambini, un privilegio per gli ultimi

L’Istituto Romano dei Beni non si limitò a riempire i cortili e le aree comuni con cartelli che invitano al rispetto dei beni condivisi.
Andò invece ben oltre ideando un servizio che nasceva da una vera analisi dei bisogni.

Nella palazzina di via dei Marsi, Maria Montessori, con la sua Casa dei Bambini, ha quindi l’occasione di mettere in pratica le più avanzate teorie della recente pedagogia scientifica a cui si era avvicinata durante gli studi in medicina.

Paradossalmente, un’utenza debole e marginalizzata può sperimentare tecniche didattiche che altre rinomate scuole non avrebbero mai tollerato.

Sempre la Montessori, nel suo discorso su queste scuole, precisa che il privilegio che hanno i bambini delle case popolari di San Lorenzo è tutt’altro che gratuito sebbene non si paghi con i soldi:

“La Casa dei bambini viene guadagnata dai genitori col tener pulito lo stabile, col risparmiare cioè le spese di manutenzione (…)le madri lavoratrici possono lasciare tranquilli i figliuoli, con loro immenso beneficio, con risparmio di forza, con grande sollievo di libertà. Ma anche questo beneficio non è senza tassa di cure e di buon volere: lo dice il regolamento appeso sulle mura dello stabile: “le madri hanno l’obbligo di mandare i loro bambini puliti e di coadiuvare all’opere educativa della direttrice”

Da via dei Marsi all’Olanda passando per l’India

La casa dei Bambini di Via dei Marsi nata per Volere di Maria Montessori è ora adiacente al dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma La Sapienza.
Una targa e dei pannelli posti in occasione del centenario (2007) ricordano l’importanza di questo luongo ancora attivo e all’avanguardia.
Nel frattempo, in tutto il mondo sono nate altre scuole montessoriane e a volervi accedere è anche un’utenza completamente diversa da quella dei bimbi “selvaggi”, come li definiva la Montessori all’inizio della sua esperienza.
La vita della grande pedagogista è un esempio di coraggio e determinazione con luci e ombre degne di un romanzo.
C’è la controversa storia del figlio tenuto nascosto e ci sono i suoi viaggi in tutto il mondo.
Da donna emancipata e aperta alla conoscenza senza limiti, Maria Montessori ebbe molte fasi nella sua vita. Dalle iniziali posizioni positivistiche arrivò a interessarsi di teosofia.
In questo senso fu molto importante il suo periodo di ricerca in India come evidenzia la biografia di Paola Giovetti.
Qui risiedette dal 1939 al 1949 stringendo legami con Ghandi e Tagore.

Il monumento al Verano per una cosmopolita

Come descritto nella biografia di Paola Giovetti, Maria Montessori viaggiò in tutti i continenti “per osservare le concordanze della personalità dei bambini, oltre le divisioni di lingue, razze, religioni, tradizioni culturali” promuovendo le teorie della Casa dei Bambini.
Attraverso i suoi corsi e convegni i principi della sua visione pedagogica si sono affermati e oggi si contano circa 2800 scuole montessoriane nel mondo.

Tutto è però partito il 6 gennaio 1907 in un’umile stabile di San Lorenzo.
Non lontano da dove nacque la prima casa dei bambini, si  trova il cimitero del Verano che ospita il monumento funebre di Maria Montessori.
Si tratta di un cenotafio perché l’iscrizione ci ricorda che il corpo della pedagogista non è seppellito a Roma ma a Noordwijk, dove morì il 6 maggio 1952. L’epitaffio della tomba in Olanda, scritto in italiano parla in prima persona ed è un appello ai bambini:

Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo

L’epitaffio del Verano spiega invece perché la Montessori scelse di essere sepolta lì dove si trovava per quanto lontano fosse dai suoi luoghi d’origine:

“così ella volle a testimonianza dell’universalità della sua opera che la rese cittadina del mondo”

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