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Anna Magnani e i gatti

Gli aneddoti che testimoniano dell’amore che Anna Magnani aveva per i gatti sono moltissimi. Ne abbiamo raccolto qualcuno per celebrare la grande attrice e gli amati felini, entrambi due icone di Roma.
Le caratteristiche uniche dei gatti, si sposano bene con il carattere per nulla banale di Anna Magnani che, al di là delle apparenze era una donna schiva e introspettiva.

Gli aneddoti qui riportati hanno come fonte un curioso e interessantissimo libro dedicato ai gatti della capitale: I gatti di Roma, di Monica Cirinnà e Lilli Garrone, Newton Compton Editori.

Quando Anna Magnani salvò il gatto di Trilussa

La storia del gatto di Trilussa e della sua particolare abitazione meriterebbe un approfondimento tutto suo.
Ma per adesso ci limitiamo a raccontare del gatto Pomponio.
Pomponio, come ricorda la Magnani “era un gattone nero grosso come un agnello”.
Il gattone in questione aveva condiviso con Trilussa lo studio a Palazzo Corrodi, edificio realizzato da Herman David Salomon Corrodi per ospitare pittori.
Trilussa aveva ottenuto lo studio proprio in veste di pittore e non aveva mai abbandonato quel luogo fino alla sua morte.

Anna magnani e i gatti
Foto: Archivio Anna Magnani (Twitter)

Attraverso Andrea Busiri Vici Jr, nel 1930 il palazzo era diventato la sede romana della Metro Goldwin Mayer e nel 1940 la Fono Roma aveva preso in affitto alcuni ambienti.

Anna Magnani ricorda nella sua biografia i giorni in cui era alle prese con un doppiaggio proprio alla Fono Roma. Ovviamente aveva molto in simpatia Pomponio. Quando non lo vide più circolare per lo studio di registrazione, subito si informò. Scoprì che qualcuno della Fono Roma era molto superstizioso e aveva fatto portare via il gatto, colpevole solo di essere nero.

Trovai la cosa assolutamente stupida e disumana, e dissi che se il gatto non ritornava, non avrei proseguito il doppiaggio del film. Il giorno dopo trovai il gatto al suo solito posto. da allora nessuno lo toccò più…

Anna Magnani e i gatti di Largo di Torre Argentina

L’amore della Magnani non è però rivolto solo ai gatti celebri, come nel caso di Pomponio. La stella romana aveva infatti molto a cuore anche i randagi e fu una pioniera nel prendersi cura dei gatti di Largo di Torre Argentina. Ormai la colonia felina di Torre Argentina è un patrimonio riconosciuto della città eterna al pari dei ruderi che qui svettano. Quando però vi si recava la Magnani, ancora non esisteva un progetto di assistenza e tutela ben coordinato.
Non tutti vedevano di buon occhio le gattare e i gattari che spontaneamente avevano iniziato a prendersi cura dei gatti qui presenti.
Per questo, la presenza della Magnani nella loro schiera diede un apporto fondamentale alla causa.
Anche l’attore shakesperiano, Antonio Crast si occupò attivamente dei gatti di Torre Argentina ma un’icona popolare come Anna Magnani aveva sicuramente un maggior impatto mediatico come lei stessa ben sapeva.
Così spiegava l’importanza di portare da mangiare ai gatti in prima persona anziché inviare delle domestiche:

se vedono me capiscono che è una cosa buona e che si tratta di un’attività degna di rispetto.

La gatta Lady

Molti gattini randagi avevano la fortuna di essere adottati da Anna Magnani. Il figlio Luca ricorda infatti la continua presenza in casa di felini che arrivavano a essere anche più di una quindicina.

Tra le gatte che Anna amò di più c’è la gatta Lady. Questa stupendo esemplare compare in uno degli scatti più iconici della grande diva del popolo. La micia era stata portata dall’America e visse moltissimi anni, anche dopo la dipartita della sua padrona avvenuta il 26 settembre del 1973.

Anna magnani e i gatti

I gatti in casa Magnani ricevevano tutti cure speciali, come ricordato, attraverso la testimonianza di Luca Magnani, nel volume I gatti di Roma:

verso sera “bisognava tagliare la carne” in piccoli pezzetti o in striscioline sottilissime con le forbici, mansione a cui erano addette le due cameriere di casa. Perché Lady era speciale, ma anche tutti gli altri gatti di casa e non solo venivano accuditi con grande attenzione e curati, perché spesso non nel pieno delle loro forze.

Zeffirelli, Anna Magnani e la passione per i gatti anche sul set

Tra i testimoni diretti della smisurata passione di Anna Magnani verso i gatti, rientra anche Franco Zeffirelli.
Il grande regista e sceneggiatore ricordava di quando Anna Magnani andava a svolgere le sue mansioni di gattara. Si copriva sempre con un foulard per non farsi riconoscere. In un’occasione, dopo essere stata presa a male parole da un signore che non approvava le attenzioni date ai gatti, la Magnani si tolse il foulard fulminando lo scortese passante con il suo sguardo. Dopo aver riconosciuto la diva, l’uomo se ne andò senza dire più nulla.

Zeffirelli ricorda che anche Visconti sul set di Bellissima dovette fare i conti con la risolutezza della Magnani quando si aveva a che fare con i gatti.
Anna infatti, nel mezzo delle riprese, si era fermata per curare dei gattini randagi coperti da pulci. Visconti non aveva per nulla approvato la sua distrazione e in un momento di rabbia aveva scagliato via uno dei cuccioli.

La Magnani andò a riprendere il gattino, che per fortuna non si era fatto nulla, e riprese a prendersene cura. Senza nemmeno guardare Luchino Visconti gli sibilò con voce decisa:

Se ti azzardi a farlo un’altra volta, ti giuro che non mi rivedi più finché campi

Anche in questa occasione, insomma, la Magnani dimostrò una determinazione degna di un vero felino.

Se ti è piaciuto questo articolo, ti suggeriamo il nostro approfondimento dedicato a Marquez, studente di Zavattini al Centro Sperimentale di Cinematografia.

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