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La dea Feronia: tra mito e storia

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Il 13 novembre i Romani festeggiavamo la dea Feronia, divinità dai molteplici aspetti, posta a tutela della natura selvaggia, di cui protegge i boschi e gli animali, delle messi, dei malati ed addirittura degli schiavi liberati. Un aspetto, quest’ultimo, strettamente legato alla sua natura di divinità preposta ai mutamenti di stato.

Infatti images1a Roma ed in Etruria, Feronia è anche dea del fuoco e della fecondità sia del suolo, che degli animali, che dell’uomo. Tutto quello che dalla terra spunta e viene alla luce del sole, è posto sotto la sua protezione, in primis le acque sorgive, simbolo di quel perenne e spontaneo scorrere della vita di cui la dea è protettrice. Una divinità della vita e della natura, intese nella loro accezione più selvaggia. La presenza del culto di Feronia a Roma è testimoniata in primo luogo dal Calendario degli Arvales, che menziona Feronia in campo in relazione proprio al 13 di novembre. Da Varrone sappiamo che il culto della dea venne introdotto nell’Urbe nel corso del III sec. a.C. a seguito della conquista romana della Sabina a opera di Manio Curio Dentato nel 290 a.C. Indicativo, infine, appare un episodio del 217 a.C., quando Annibale minaccia Roma alla vigilia della battaglia del Trasimeno: nell’occasione le matrone romane offrirono voti a Giunone, le libertae a Feronia (LIV. XXII, 1, 18).

Largo_argentina,_tempio_feronia_1Proprio a Roma Feronia aveva un proprio luogo di culto, il “Tempio C” di Largo Argentina, identificato come edificio sacro dedicato alla dea. Il cd. aedes Feroniae è il più antico dei quattro templi presenti nell’area, databile tra il IV e il III sec. a.C. Si tratta di un tempio periptero privo di posticum (cioè del colonnato sul lato posteriore), su alto podio in tufo terminante con una modanatura del tipo più semplice e arcaica. Non si conosce esattamente quante colonne avesse sulla fronte (probabilmente quattro o sei), mentre restano alcune basi del colonnato sui lati, che in fondo era chiuso da pareti continue. Il tempio aveva una propria platea pavimentale, che venne poi sostituita da una nuova, forse da mettere in connessione con la costruzione del vicino Tempio D. Su questo livello si collocano i resti dell’altare in peperino, che, secondo un’iscrizione ritrovata in loco, fu messo nel 174 a.C. dal nipote del duoviro Aulo Postumio Albino, in occasione di una Lex Plaetoria. I muri della cella in mattoni e il mosaico pavimentale bianco con riquadratura nera appartengono al restauro operato da Domiziano nell’80 d.C., a seguito del grande incendio che distrusse tutta l’area del Campo Marzio.

getImageSantuario centrale della dea, però, era quello di Lucus Feroniae, situato nei pressi dell’odierna Fiano Romano, che fin dal nome testimonia proprio questa centralità. Così Strabone: “Ai piedi del monte Soratte c’è una città chiamata Feronia, come una divinità locale tenuta in grande venerazione dai popoli circostanti. Nel suo santuario, che sorge sul posto, si celebra una cerimonia portentosa, perché i posseduti dal demone camminano a piedi nudi su una vasta superficie di carboni e ceneri ardenti e non sentono alcun dolore. Una moltitudine di uomini si raccoglie qui per la festa popolare che si celebra ogni anno e per questo spettacolo.” Fonti letterarie e le testimonianze archeologiche autorizzano a considerare Lucus Feroniae come un santuario di frequentazione interetnica e ricordano la sua importanza non solo come luogo di culto, ma anche di mercato e di incontro per genti diverse già ai tempi di Tullo Ostilio. Il santuario preromano, il Locus sacro alla dea, era famoso fin dall’antichità per la sua ricchezza, in quanto molti fedeli si recavano per chiedere grazie alla stessa divinità, ringraziandola poi con gioielli, monete ed ex-voto. Nel 211 a.C. Annibale saccheggiò il tempio, dandolo alle fiamme. Il luogo di culto, però, non venne distrutto, dal momento che Livio riferisce di un prodigio avvenutovi l’anno seguente e delle cerimonie di espiazione che vi si svolsero. Sappiamo anche che l’edificio sacro nel 196 a.C. fu colpito da un fulmine. Il santuario che fu riedificato un secolo dopo dal pretore Gneo Egnatio. Ma, con la guerra civile, una nuova distruzione, ad opera di Silla, cui segue il sorgere di una colonia romana probabilmente da parte di Cesare, denominata Iulia Felix Lucus Feroniae, sui resti del santuario, con il foro, terme, domus. Presso il santuario in realtà sorgeva già un piccolo abitato, che crebbe nel corso del II secolo a.C., fino alla fondazione, nel I sec. a.C. della suddetta colonia.

Lucus Feroniae - Scorcio Area Sacra

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