Archeologia,  Arte e cultura

Opalia: feste in onore della dea dell’abbondanza

Opalia erano chiamate le feste che, a Roma, si celebravano il 19 dicembre, il terzo giorno dei Saturnali, in onore di Opi- Ops.

post-18735-0-22242500-1311758396_thumb

Il termine latino “opi” significa “ricchezza, beni, abbondanza, regali, munificenza”; inoltre la parola è anche legata a “opus”, che significa “lavoro”, in particolare nel senso di “lavorare la terra, arare e seminare”. Queste attività erano ritenute sacre, e le ritroviamo frequentemente in rituali religiosi destinati a ottenere i favori di divinità ctonie, tra le quali la stessa Opi- Ops.

Livia_statue

Questa era la dea dell’abbondanza, la personificazione dell’opulenza, e si identificava con la Terra; in età imperiale assunse poi il nome di Abundantia. La tradizione le attribuiva origini sabine: sarebbe stata introdotta a Roma da Tito Tazio, il re sabino che secondo la leggenda avrebbe regnato su Roma insieme con Romolo. Opi- Ops, secondo la notizia riportata da Festo dea sposa di Saturno, aveva il compito di proteggere la fertilità, la natura, il grano mietuto e posto nei granai. Venerata come madre degli dei, tutelava le montagne e le fortezze. Essendo raffigurata con una corona che aveva la forma delle mura di una città, era nota anche come Mater turrita. 

 

 

« Si dice che Opi sia moglie di Saturno
Tramite lei si esplica la terra,
poiché la terra distribuisce tutti i beni al genere umano. »
(Sesto Pompeo Festo, 203,19)

A Roma Ops aveva un sacrario nella Regia, vicino alla casa delle Vestali ed alla domus publica nel Foro romano; vi potevano accedere solamente il pontefice massimo e proprio le Vestali. Secondo una tradizione riportata da Macrobio proprio in Ops, ma la questione era controversa, poteva essere riconosciuta la divinità tutelare segreta di Roma: doveva restare segreta proprio per impedire che i nemici potessero evocarla e farle abbandonare la città da lei protetta. Alla dea furono dedicati due santuari, uno sul Campidoglio e l’altro nel Foro, e in suo onore si celebravano le feste tradizionali degli Opiconsivia il 25 agosto (Opiconsivia era un altro nome utilizzato per Opis, che indica quando la terra è stata seminata) e degli Opalia appunto il 19 dicembre. Proprio durante questo giorno, i padroni, invertendo l’ordine sociale, servivano a mensa servi e schiavi, e tenevano la tavola imbandita per chiunque si presentasse in casa loro.

Nell’iconografia tradizionale Opi- Ops viene associata e assimilata ad altre divinità del pantheon romano, soprattutto per quanto riguarda i suoi attributi. La dea viene spesso rappresentata con cornucopia e spighe di grano, che, allo stesso tempo, identificano anche altre divinità tutelari della terra e della fertilità quali Cerere, Annona, Tellus etc.

Rubens_Abundance

Questo può essere spiegato con il concetto di  acquisizione di idee e pratiche religiose provenienti dalle tradizioni etrusche e greche: la mancanza di un “pantheon” definito favorì l’assorbimento proprio di queste divinità. Il controllo dello stato sulla religione, infatti, non proibiva l’introduzione di culti stranieri, anzi tendeva a favorirla, a condizione che questi non costituissero un pericolo sociale e politico.
La religione romana fu in grado di assimilare abilmente divinità appartenenti ad altri contesti etnici: non di rado, questa opera di integrazione fu il frutto di una azione di seductio, grazie alla quale Roma puntava sulla propria importanza per addurre a sé gli dèi di popoli con i quali veniva a scontrarsi, in modo da privare i nemici del supporto divino. Ad esempio, nei casi di assedio si invitavano, tramite appositi riti, le entità sovrannaturali preposte alla tutela della città ad abbandonarla, per ricevere in cambio un culto ad hoc a Roma, con la prestigiosa edificazione sui colli di un tempio personale e la costituzione di uno specifico corpo sacerdotale.

Tappa fondamentale nella formazione del pantheon latino fu il periodo legato all’età regia e a quella arcaico-repubblicana, età durante le quali Roma attinse a piene mani al mondo ultraterreno greco ed etrusco.  Alcuni dèi romani furono assimilati a quelli greci, acquisendone l’aspetto, la personalità ed i tratti distintivi; altre divinità, invece, furono importate ex novo.

A grandi linee, la politica di Roma di tolleranza non proibiva l’introduzione di culti stranieri ma, anzi, ne favorì l’introduzione, a condizione che non costituissero un pericolo in grado di minare alla base la salda società romana. Fu comunque nel periodo imperiale che gli antichi valori morali e religiosi della tradizione (malgrado i tentativi di Augusto di ripristinarli) andarono degradandosi sempre più, per quanto, come appena visto, già in periodo tardo-repubblicano profonde crepe avevano incrinato la purezza paradigmatica del pantheon latino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *