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Petrolini e la comicità romana

Nel 1919, quando al cinema il sonoro era ancora lontano da venire, Ettore Petrolini, icona della comicità romana e mago dei giochi di parole e delle batture taglienti, compariva per la prima volta sul grande schermo.

Il film si intitolava Mentre il pubblico ride ed era l’adattamento di Radioscopia di un duetto, un atto unico realizzato l’anno prima con lo scrittore futurista napoletano Francesco Cangiullo.
Il regista che convinse Petrolini a recitare davanti la macchina da presa era un suo grande amico, Mario Bonnard.
Anche lui romano come Ettore e anche lui capace di dare alla romanità una poetica perfettamente dosata, in grado di imporsi nell’immaginario nazionale e non solo.
Per cogliere questa poetica della romanità che si sarebbe affermata nel tempo, basterebbe pensare a due tra i titoli più importanti di Bonnard: Avanti c’è posto e Campo de’ Fiori. Pellicole che negli anni Quaranta contribuirono a rendere celebre Aldo Fabrizi.
A dimostrare il forte legame con la città, nel 1932, Bonnard aveva già firmato Cinque a zero. Il film è ispirato a una grande vittoria calcistica della Roma, costituitasi solo nel 1927 è già in grado di alimentare il senso di appartenenza capitolino.
Non è dunque un caso, se per uno dei suoi primissimi film, Bonnard scelse proprio Petrolini. Come la squadra di calcio e Campo de’ fiori, anche Ettore rappresentava Roma nelle sue più profonde sfaccettature.

Petrolini e la comicità, Gastone

Il Nerone di Blasetti

La carriera di Petrolini, non incrocerà molte volte il cinema, ma questi incontri saranno importantissimi per consacrare ai posteri la sua fama.
Grazie al Nerone di Alessandro Blasetti, i personaggi petroliniani di Nerone e Gastone non risultano oggi del tutto estranei anche a chi non è un grande cultore del cinema e del varietà degli anni Venti-Trenta.
Il Nerone fu girato nel 1930, nel pieno del Ventennio, e sorprendentemente superò il visto della censura.
In una celebre scena, Petrolini, nei panni di Nerone, arringa una folla che lo acclama anche senza che lui dica nulla di senso compiuto.

Il Nerone ha immortalato per i posteri anche il personaggio petroliniano del dandy Gastone. Questa figura imbellettata incarna una società apparentemente raffinata che cela invece grettezza, falsità e vanagloria.

Appena sei anni dopo aver recitato nel Nerone, Petrolini morirà a causa dei suoi problemi cardiaci e il suo Gastone si fonderà con Petrolini letteralmente fin dentro alla tomba: il comico romano fu infatti seppellito al Verano proprio con gli abiti del suo amatissimo personaggio.

Gastone, da Petrolini a Sordi: quarant’anni di comicità e non sentirli

Petrolini e la comicità, il Gastone di Sordi

Quarant’anni dopo Mentre il pubblico ride, nel 1959, sarà sempre l’amico Mario Bonnard a rendere un grandissimo omaggio a Petrolini.
Il regista romano sceglie di dirigere un film dal titolo eloquente: Gastone.
È così che sul grande schermo si realizza il primo significativo passaggio di testimone. L’eredità di Petrolini passa al nuovo comico della romanità, Alberto Sordi.

Gli anni Cinquanta, che avevano visto emergere Albertone con ruoli di primissimo piano, nel segno di Fellini e De Sica, si concludono per Sordi con questo sigillo regale.
Quella di Gastone è una comicità amara, una satira melanconica e cruda del mondo dello spettacolo. Una comicità capace di parlare a tutti e di attraversare le generazioni.

Il Gastone di Proietti

Petrolini e la comicità, il Gastone di Proietti

Non è quindi un caso se Gastone e i calembour petroliniani, passeranno con lo scorrere dei decenni nel repertorio di un’altra grande icona della comicità romana: Gigi Proietti.

A sancire il forte legame tra Proietti e Petrolini è lo spettacolo Caro Petrolini che Gigi porta in scena al Teatro Argentina nel 1983.
È al tempo stesso un tributo e un manifesto artistico interpretato da un artista che è molto più di Mandrake; e Mandrake, del resto, è già tanta roba.

Nel corso dei decenni, sul crinale tra innovazione e tradizione, più volte Proietti riproporrà al grande pubblico le mitiche figure petroliniane dimostrando quanto profonde siano le radici della vera comicità e quanto densi siano i suoi contenuti.

Petrolini, Manfredi e una canzonetta

L’eredità di Petrolini si identifica anche con un altro grande comico italiano. A differenza di Sordi e Proietti, un “romano non de roma”.
Si tratta del frusinate Nino Manfredi, nato a Castro dei Volsci, ma poi cresciuto a San Giovanni.

Per Manfredi, è una canzone a segnare la comunione artistica e affettiva nel segno della malinconica e sfaccettata comicità romana.
Si tratta di un motivetto dall’apparenza leggero ma capace di rivelare un sottotesto amaro e profondo; un sottotesto che si confronta con la morte.

La canzonetta è Tanto pe’ cantà di Petrolini-Simeoni. Petrolini la rese celebre nel 1932 e Manfredi gli diede nuovo lustro al Festival di Sanremo del 1970.
Sebbene diversi siano stati gli interpreti di questa canzone, Manfredi è stato probabilmente quello che più di tutti ha saputo calibrare malinconia e umorismo presenti nel testo.
La rima Core-Fiore, il Festival di Sanremo, il motivetto orecchiabile, celano infatti riflessioni più profonde, giocate sui contrasti.
La canzone fu infatti scritta da un Petrolini già sofferente di cuore. Una interpretazione di quel “friccico nel core“, vi legge quindi un velato riferimento alla malattia di Petrolini che nel 1936 morirà proprio di angina pectoris.

Quel che è certo è che il testo, così come le interpretazioni di Manfredi e di Petrolini, si fonde sul contrasto tra la celebrazione della vita e una malinconia di fondo in cui trapela quel senso di caducità che proviamo a celare cantando anche quando “la voce è poca ma intonata”.

Petrolini: comicità fin nella tomba

Gli aneddoti legati a Petrolini e alla sua morte, non sono del resto pochi.
Il più celebre vuole che quando l’attore, sul letto di morte, sentì il dottore dire che stava meglio, lui abbia commentato: “menomale: almeno moro guarito”.

Un altro aneddoto, invece ha per protagonista Anna Magnani.
I bombardamenti del 1943 che squarciarono il Verano, avevano infatti devastato anche la sepoltura di Petrolini; un aggraziato monumento su cui spicca il busto del grande attore.
Siccome la ricostruzione della tomba tardava a realizzarsi, si dice che Anna Magnani, nel corso di uno spettacolo teatrale, abbia improvvisato una rima rivolta al sindaco Salvatore Rebecchini, presente nel pubblico:

“Sor Sindaco de Roma, Re-dei-Becchini, ridatece la tomba di Petrolini”
(da Anna Magnani: biografia di una donna, di Matteo Persica )

Petrolini e la comicità

Se questo articolo su Petrolini e sulla sua lezione di comicità per i grandi artisti romani ti ha interessato, ti proponiamo un testo dedicato al nostro itinerario cinematografico del Verano: http://www.romaverso.com/cimitero-verano-link/

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