Arte e cultura

“Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra”

Era il 2 marzo del 1939 quando venne eletto al soglio pontificio, nel giorno del suo 63esimo compleanno, il cardinal Eugenio Pacelli, col nome di Pio XII. Gli anni del suo pontificato furono i più difficili, legati allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e ai feroci episodi che ne conseguirono.

Il Papa tentò invano di scongiurare il rischio di una nuova guerra con diverse iniziative, fra cui il discorso radiofonico del 24 agosto 1939, in cui pronunciò la frase simbolo del suo pontificato: “Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra”.

Al di là delle considerazioni strettamente legate al giudizio più o meno positivo nei confronti del Pontefice, ci soffermiamo su una questione di “falso storico” a lui collegata.

roma_papa_romaversoDopo il bombardamento di San Lorenzo a Roma, avvenuto il 19 luglio 1943, Pio XII si recò nei quartieri colpiti, uscita eccezionale del Pontefice dal Vaticano.

Si racconta che durante la visita papa Pacelli spalancò le braccia alla folla recitando il salmo De profundis.

Questo gesto di apertura delle braccia è riprodotto nella statua che oggi si trova in piazzale del Verano, tra la Basilica di San Lorenzo e l’ingresso monumentale del Cimitero.

Le origini di questo monumento risalgono agli anni ’60, quando l’opera teatrale di Rolf Hochhut “Il Vicario” mise in discussione l’operato di Pio XII durante la Seconda Guerra Mondiale, scatenando una forte reazione da parte delle autorità. Come risposta a quest’opera teatrale, l’allora direttore de “Il Tempo”, Renato Angiolillo, decise di raccogliere i fondi per realizzare una statua in onore di Pio XII attraverso una sottoscrizione popolare.

Così nel 1964 venne eretta, in ricordo di questo episodio; l’opera fu realizzata dallo scultore Antonio Berti, che lo raffigurò con le braccia aperte in atto di benedizione.

In realtà, la famosa immagine dell’Istituto Luce che è divenuta celebre, da cui il gesto del papa si è trasformato in scultura, non è relativa al momento in cui Pio XII si recò nel quartiere San Lorenzo all’indomani del bombardamento. Essa fu scattata in realtà davanti alla basilica di San Giovanni dopo il secondo bombardamento sulla capitale, avvenuto il 13 agosto del 1943 (notizia dal Centro di documentazione dei cimiteri storici con sede presso il Cimitero del Verano).

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Ingrandimento dell’unica foto “reale” del papa a S.Lorenzo.

Del primo episodio, vista anche la non pianificazione del gesto, rimase solo un’immagine sul Messaggero, scura e sfocata. Nel 2001, con un’inchiesta di Metro, si è riusciti ad individuare una copertina di una rivista francese del periodo bellico in cui compariva la stessa fotografia, tuttavia ancora poco leggibile. Una ricerca da parte di uno storico appassionato, Carlo Galeazzi, ha permesso di individuare la rivista e scoprire che all’interno vi era un fotoservizio dedicato alla visita del Papa a S. Lorenzo. In alcune foto è visibile Pio XII che avanza lungo via Tiburtina mentre tutt’intorno militari e cittadini scavano a mani nude.

 

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La basilica di S. Lorenzo danneggiata dai bombardamenti

Dunque, l’immagine del pontefice immortalata nella scultura, divenuta simbolo del bombardamento del quartiere popolare di S. Lorenzo, è un falso storico, seppur parziale.

Danni subiti dal Cimitero del Verano

Il bombardamento del quartiere nel Luglio 1943 provocherà danni importanti alla Basilica di S. Lorenzo e allo stesso Cimitero del Verano.

Nel nostro blog abbiamo parlato anche di un’altra celebre e controversa statua in qualche modo legata al Vaticano, si tratta della statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori.

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