Il rastrellamento del Quadraro

IL RASTRELLAMENTO DEL QUADRARO
COMMEMORAZIONI DEL 17 APRILE 1944

You are now entering free quadraro, con questo messaggio a metà strada tra un monito e un ben venuto, si entra nel cuore di quello che non è soltanto un quartiere popolarema una delle mille anime di Roma: il Quadraro.

Targa A.N.P.I. per i martiri della libertà: Romagnoli Goffredo, Gori Gastone, Butticé Leonardo, Butera Gaetano e Bonfanti Adolfo

La scritta è parte di un grande murale che si incontra scendendo dalla metro A Porta Furba camminando verso piazza dei Tribuni. Rappresenta delle vespe su un fondale decorato a celle di alveare. L’opera dello street artist Lucamaleonte è un riferimento al soprannome del quartiere: il nido di vespe.

Questo luogo fu così battezzato durante l’occupazione nazi-fascista.  Era una zona periferica, umile e proletaria; un piccolo paese dentro la città, un dedalo di stradine e case a due e tre piani. Sorto tra gli anni ’10 e ’20, a seguito della lottizzazione della campagna si caratterizzava, come altre borgate, per la grande solidarietà e l’orgoglio identitario di chi può contare solo sulle relazioni umane.

Qui, dopo l’armistizio, si consolidò un fronte di resistenza sostenuto dalla maggior parte degli abitanti: un vero e proprio nido di vespe pronte a pungere.

Per questo motivo, all’alba del 17 aprile 1944 si decise di distruggere quell’alveare fastidioso. I suoi abitanti vissero un tragico giorno: circa 1500-2000 persone furono sorprese nel sonno e catturate dai tedeschi. Sotto la guida del maggiore Kappler, uomini dell’esercito tedesco, della gestapo, delle SS e della banda Koch avevano bloccato le vie di accesso e dato inizio a una delle più grandi stragi compiute a Roma durante la guerra: il rastrellamento del Quadraro, nome militare: operazione balena.

Monumento alle vittime del rastrellamento del quadraro nel parco XVII aprile 1944 con corone deposte per celebrare l’anniversario

L’operazione era una rappresaglia che faceva seguito all’eccidio delle Fosse Ardeatine e al rastrellamento del ghetto ebraico. Fu l’epilogo di precedenti misure restrittive tese a contrastare i sovversivi di queste borgate. La tradizione popolare individua il motivo scatenante del rastrellamento nell’episodio del Gobbo del Quarticciolo: il 10 aprile, lunedì di Pasqua, la sua banda, si era infatti scontrata con alcuni soldati tedeschi nell’osteria di Giggetto a Cecafumo e questo affronto non poteva restare impunito.

Via tuscolana 796, luogo in cui sorgeva l’ex cinema Quarticciolo

La Storia e le testimonianze dei sopravvissuti, ci raccontano invece di come gli uomini ‘validi’ catturati quel 17 aprile con il rastrellamento, alcuni appena sedicenni, furono condotti presso il cinema Quadraro che sorgeva sulla via Tuscolana e di lì trasferiti presso gli studi cinematografici di Cinecittà, allestiti come campo di concentramento in cui selezionare i prigionieri più idonei al lavoro forzato.

Saracinesca del barbiere Gino,dove si tagliavano i capelli Totò, Sordi, Fabrizi, Mastroianni e altri celebri nomi di Cinecittà

Tra rilasci e fughe, furono 947 a partire per il campo di transito di Fossoli da cui poi sarebbero stati smistati nei campi di lavoro in Germania e Polonia, ufficialmente come ‘lavoratori volontari’.
Grazie ai sopravvissuti possiamo tenere vivo il ricordo di questo crimine e rinnegare le distorsioni del pensiero che hanno causato tanta sofferenza.
Il monumento alle vittime che sorge nel parco XVII aprile 1944 viene annualmente omaggiato con corone di fiori ed è motivo di orgoglio per il quartiere insignito della medaglia d’oro al valore civile.

Via dei Quintili 32-34, ex cinema Folgore: in tempi di scarsi soldi, tra il primo e il secondo tempo scambiava la pellicola con il cinema Quadraro

Anche se dove sorgeva il cinema ora svetta un palazzo di otto piani sorto con il boom degli anni Sessanta, ancora si intravede nel Quadraro la fisionomia originaria del nido di vespe; nelle saracinesche, nei vicoli o nei vecchi muri scrostati si sente l’eco di una Storia umile, fatta di sofferenza ma anche di immenso coraggio.

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